• Pubblicata il:
  • Autore: Freek1977
  • Categoria: Racconti gay
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Il mio primo cazzo nero

Ricordo quel giorno come se fosse ieri: sebbene siano passati oltre 15 anni, ho ancora impresse nella memoria tutte le immagini e le sensazioni di quell'esperienza, che tanto avevo desiderato e che mi diede un enorme godimento. A quel tempo ero un giovane ragazzo poco più che ventenne: avevo già da un po' ricominciato a prendere cazzi, alcuni dei quali anche di grosse dimensioni, ma quello che mi mancava era un'esperienza con un ragazzo di colore. In giro avevo tanto sentito parlare di questi ragazzotti africani superdotati, ma più che di una cosa vera, sembrava quasi si trattasse di una leggenda; sarò sincero con voi: l'idea di un bel cazzo nero di 20 cm e oltre da succhiare e da cui farmi scopare mi eccitava parecchio, ma quello che davvero faceva mettere in moto i miei ormoni era l'idea di fare sesso con una persona dalla pelle scura. Non saprei dire il perchè, ma nella vita sono sempre stato attratto dalle persone scure di capelli e di carnagione.. figuriamoci da una dalla pelle color cioccolato! L'occasione si presentò un giorno con una telefonata: avevo messo il mio numero su una rivista per incontri (allora le chat non esistevano, o comunque io non le frequentavo) e quando risposi al cellulare, sentii dall'altra parte un accento straniero; mi disse il suo nome (che purtroppo non ricordo) e di essere egiziano, chiedendomi se il fatto di essere straniero rappresentasse un problema per me. Non stavo più nella pelle, tra me e me pensai "finalmente assaggerò un bel cazzone nero!!", anche se, a dire la verità, non ero sicuro di quale fosse il colore della sua pelle, poichè non ero mai stato con un egiziano; avevo visto in giro tanti nordafricani, marocchini, tunisini e via dicendo, che però avevano una carnagione poco più scura della nostra, oppure ragazzi dalla pelle nerissima, credo provenienti dal Senegal o dalla Nigeria, e pensai che una via di mezzo sarebbe stato l'ideale. Mentre pensavo a tutte queste cose, e il mio cazzo era diventato già duro, diedi appuntamento al ragazzo egiziano per la sera successiva: mi disse di abitare vicino Macerata e, benchè dovessi fare circa 50 km per arrivare da lui, accettai volentieri di andare a casa sua, che mi disse essere libera. Probabilmente anche durante tutto il viaggio ebbi una vistosa erezione, finalmente uno dei miei più grandi desideri si stava realizzando, anche se in un piccolo angolino della mia testa c'era la paura di rimanere deluso: forse mi aspettavo un po' troppo da quest'incontro, e cercai di mantenere la calma. Finalmente arrivai a destinazione: lui mi aspettava poco fuori dell'uscita della superstrada e, abbassando il finestrino, mi fece cenno di seguirlo; non riuscii a vederlo in faccia, poichè c'era poca luce, quindi non riuscii a capire neanche che carnagione avesse. Dopo altri 10 o 15 minuti di strada arrivammo ad un gruppo di casette di legno, che mi spiegò in seguito essere abitate da lui e dagli altri operai, che lavoravano in un cantiere edile poco distante: i suoi coinquilini erano tornati a casa per il weekend e lui ne aveva approfittato per divertirsi un po'. Scendemmo dalla macchina ed entrammo in casa; finalmente potevo vederlo in faccia: era un bellissimo ragazzo, alto circa 1 metro e 80, dalla pelle color cioccolato al latte, con i capelli neri corti e con una bella bocca carnosa che desideravo soltanto baciare. Mi portò nella sua stanza da letto e cominciò a spogliarsi: osservare quel corpo muscoloso, sicuramente scolpito dal duro lavoro, mi stava quasi facendo girare la testa, era estremamente eccitante e volevo farlo mio a tutti i costi; la cosa che mi stese definitivamente però, non furono i suoi muscoli, ma fu il suo petto, ricoperto da una folta coltre di peli scuri e ricci, che mi mandarono letteralmente fuori di testa. Non ero sicuro che il ragazzo egiziano volesse essere baciato in bocca, quindi aspettai che lui si sdraiasse sul letto, mi avvicinai e cominciai ad accarezzare quei peli così eccitanti e stuzzicare un po' i capezzoli con la lingua: piano piano risalii con piccoli bacetti dal petto fino al collo e, vedendo che lui non faceva resistenza, baciai quelle labbra carnose e sexy. Lui non mi respinse ma, vedendo che non stava tirando fuori la lingua, provai a farlo io: anche stavolta non ero sicuro che la cosa gli piacesse, invece parve essere proprio di suo gradimento, poichè ricambiò con ardore e dopo pochi istanti si catapultò sopra di me, facendomi sentire la sua erezione. "Così va decisamente meglio!" pensai tra me e me, mentre le nostre lingue si cercavano avide e si fondevano l'una con l'altra; dopo un po', però, la sua bocca non mi bastò più: volevo esplorare tutto quel corpo armonioso ed eccitante, mi divincolai da quella specie di morsa e cominciai a passargli la lingua dappertutto, fino ad arrivare al centro del suo piacere. Il suo cazzo era lì, già in tiro dal primo bacio, ed era perfetto: di un colore leggermente più scuro del resto del corpo, circonciso, con una cappella rosa che aspettava solo di essere succhiata; le mie labbra si schiusero e accolsero quella meravigliosa asta di carne, che non saprei dire con esattezza quanto fosse lunga ma, visto che non riuscii a farla entrare in bocca fino in fondo, credo intorno ai 20 centimetri. Da come sentivo ansimare il bell'egiziano, credo che il modo in cui gli stessi succhiando il cazzo lo facesse godere alla grande: anche allora avevo già una certa predisposizione per i pompini e mi piaceva alternare momenti in cui avevo tutto il fallo in bocca, per succhiarlo con veemenza, ad altri in cui lo tiravo fuori e lo passavo lentamente con la lingua, partendo dalla cappella per scendere fino ai coglioni, per poi risalire e, una volta arrivato a solleticare la punta, riprenderlo di nuovo in bocca e fare su e giù con le labbra. Avrei potuto dedicarmi a quel cazzo perfetto ancora per molto tempo, ma l'egiziano era desideroso di esplorare un'altra parte del mio corpo e mi fece capire, in un italiano non proprio perfetto, che voleva scoparmi, altrimenti rischiava di sborrare mentre glielo stavo succhiando. Mentre lui si infilava il preservativo, io misi un po' di lubrificante nel mio buchetto, sperando che quella cappella, e il resto dell'asta, non mi facessero male entrando, mi posizionai a pecora davanti a lui ed attesi l'inizio delle danze: l'egiziano appoggiò il suo arnese proprio davanti al mio orifizio e cominciò a spingere piano, facendosi strada dentro di me. Il ragazzo era bravo: spingeva il suo cazzo durissimo dentro di me lentamente, un centimetro alla volta, ed io lo accoglievo nelle mie viscere come se quello fosse sempre stato il suo posto, dopo qualche centimetro lo tirava fuori, per poi rimetterlo dentro più in profondità; io godevo già tantissimo ed avevo il cazzo duro come il marmo: evitai di toccarmi, poichè ero sicuro che se mi fossi smanettato, sarei venuto in pochi secondi, vista l'enorme eccitazione. L'entrata era completa: il suo cazzo adesso era tutto dentro di me, facendomi sentire pieno e appagato; cominciò a far roteare il bacino, sempre mantenendo il suo cazzone ben piantato nel mio culo, per far allargare un po' il mio buchetto e farlo abituare a quella nuova presenza, dopdichè, quando sentì il mio sfintere rilassarsi, cominciò a scoparmi con energia. Fu davvero bello essere scopato quella sera: a ogni affondo godevo più del precedente, ogni volta sentivo le mie carni lacerarsi mentre lui si faceva strada in me, per poi avere una forte sensazione di vuoto quando lui si ritirava; sentivo l'egiziano godere, ma non potevo vederlo e questo mi dispiaceva un po', visto che guardare in faccia colui che mi sta scopando è sempre stata una cosa molto eccitante per me. Provai a proporgli di cambiare posizione ed egli accettò di buon grado: mi fece distendere sulla schiena, mise un paio di cuscini sotto al mio sedere e, afferrandomi per le caviglie, mi sollevò fino a far combaciare il suo bacino col mio; entrò di nuovo in me e, sebbene non lo credessi possibile, mi penetrò ancora più in profondità. Ve l'ho detto anche in altre occasioni: quella è decisamente la mia posizione preferita, quella in cui sento di più la penetrazione e, inevitabilmente, godo maggiormente; se poi ci aggiungete il fatto che mi stava scopando un ragazzo di colore (dopo che per anni avevo desiderato di incontrarne uno) con un gran cazzone, direi che gli elementi per una scopata perfetta ci fossero tutti. Più lo guardavo negli occhi e più vedevo il suo godimento, e di conseguenza mi eccitavo io ancora di più: il mio cazzo stava letteralmente scoppiando, sarebbe bastato sfiorarlo per far uscire una cascata di sborra, ma volevo aspettare che anche lui venisse, per godere insieme di un'orgasmo potente e all'unisono. Chiesi timidamente se stesse per venire, visto che mi stava scopando già da parecchio, ma lui disse che non era ancora il momento; non so di preciso per quanto tempo durò la penetrazione, ma il mio cazzo era ormai diventato così duro che mi faceva quasi male e il mio culo era praticamente ridotto a brandelli dalla furia dei suoi colpi. All'improvviso sentii le sue mani stringere più forte le mie caviglie, lo guardai negli occhi e vidi il godimento esplodere nel suo volto e contemporaneamente sentii il suo orgasmo vibrare dentro di me con gli ultimi, potenti colpi in profondità; prima di uscire dalle mie viscere mi tolse letteralmente di mano il mio cazzo: volle smanettarmi lui e in pochi secondi mi fece raggiungere un orgasmo così intenso che gli schizzi di sborra mi arrivarono al petto. Quando uscì da me il suo cazzo era ancora mezzo barzotto e mi confessò che quella era stata la prima volta che faceva sesso con un uomo lo aveva spesso desiderato ma non lo aveva mai fatto per questioni legate alla religione; da parte mia gli dissi che per me era la prima volta che lo facevo con un ragazzo di colore e che anch'io lo avevo desiderato a lungo. Sul volto di entrambi si disegnò un sorriso, decisamente complice, e ci baciammo con passione, prima di darci una sistemata e di tornare ciascuno alla propria vita. Purtroppo non rividi mai più quel ragazzo, poichè quando lo richiamai per chiedergli un secondo appuntamento, mi disse che si era trasferito a lavorare fuori regione e, come spesso capita, il destino, per ora, non ci ha concesso una seconda chance.

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